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Amaro Gerlando

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Una storia molto antica

Amaro Gerlando ha origine con i racconti sull’Ordine dei Templari, che nacque nel 1119 a Gerusalemme con lo scopo di proteggere coloro che vi si recavano in pellegrinaggio. Terminò tra il 1312, tempo in cui Papa Clemente V ne sancì la fine, ed il 1314, quando il re di Francia , Filippo il Bello, fece bruciare l’ultimo Gran Maestro dei Templari, nonché suo più grande collaboratore.
Da sempre circondati da un alone di mistero che ne fomenta miti e leggende, i Templari lasciarono un’impronta profonda in Sicilia durante il regno di Federico II. In questo periodo storico giunse nell’isola, presumibilmente dalla Polonia, il cavaliere Beato Gerlando D’Alemagna. Quest’ultimo prese dimora presso la chiesetta della Madonna del Tempio di Caltagirone (CT), della quale divenne custode. Egli si fece protettore dei più deboli e si sottopose a parecchie aspre penitenze. Quando morì, nel 1279, nacque immediatamente il suo culto, talmente sentito che nel 1327 i suoi resti furono trasferiti nella Basilica di San Giacomo Maggiore di Caltagirone.

Famiglia e tradizione

La storia dell’azienda Amaro Gerlando viene proprio dai Templari. Infatti, grazie alle storie raccontate in famiglia, i Templari hanno sempre occupato una parte della vita di bambino di Daniele Scivoli, il quale ascoltava estasiato mentre nonno e parenti si cimentavano tra erbe aromatiche ed infusi per la realizzazione della ricetta di un amaro. Crescendo, Daniele iniziò ad associare l’amaro ai Templari ed al cavaliere Gerlando, poiché le storie su di lui narrate erano molteplici. Quando la sua famiglia abbandonò l’idea di realizzare la ricetta, fu lasciata in eredità proprio a Daniele. Essa rimase gelosamente riposta per decenni, fino a quando, durante un trasloco, Daniele stesso se la ritrovò tra le mani e, memore dei bei ricordi, decise di riprodurla. Nacque così Amaro Gerlando. Apprezzato da parenti e amici, Daniele decise di avviarne una produzione rigorosamente artigianale.