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La Caponata. Storia antica della tradizione siciliana

La Caponata (capunata in siciliano) è un prodotto tipico della cucina siciliana. Si tratta di un insieme di ortaggi fritti, conditi con sugo di pomodoro, sedano, cipolla, olive e capperi, … Ne esistono numerose varianti, a seconda degli ingredienti. Scopriamola insieme.

Origini

La Caponata, diffusa in tutto il Mar Mediterraneo, è generalmente utilizzata oggi come contorno o antipasto, ma sin dal XVIII secolo costituiva un piatto unico, accompagnata dal pane.
Sulle origini del nome di questo piatto, diverse sono le ipotesi, in primis che derivi dal greco “Capto”, dal verbo tagliare, in quanto tutti gli ingredienti utilizzati per preparare la caponata sono tagliati a pezzi.
Un’altra ipotesi è che Il nome derivi dal latino “Caupona”, ossia osteria: i marinai, infatti, erano soliti fermarsi a mangiare un pezzo di pane condito con capperi, alici e olio proprio nelle osterie, quindi questo nome fa riferimento alle origini di questo cibo, povero ma molto soddisfacente.
L’ipotesi che oggi tutti accettano come la più plausibile, però, è che Il nome derivi dal termine “Capone” (Lampuga in italiano): si tratta di un pesce presente nel Mar Mediterraneo, che veniva utilizzato nei pranzi aristocratici, ed era spesso servito in agrodolce. Col tempo,e grazie alle dominazioni che si sono susseguite in Sicilia, la Lampuga venne sostituita con la melanzana, per consentire ai ceti meno abbienti di poter assaggiare questo piatto. Quale sia l’origine reale del nome resta un po’ un mistero, ma la cosa certa è che la caponata, sia nella versione con la Lampuga che nella versione con le melanzane, è di certo un piatto che merita di essere assaggiato una volta giunti in Sicilia.
La Caponata è inserita nell’elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali siciliani riconosciuti dal Ministero delle politiche agricole e alimentari.

Storia

La Caponata è uno dei piatti più misteriosi della cucina siciliana a cominciare dal nome “la caponata” o “caponatina”. Un piatto dalle antiche tradizioni e che deve la sua rinascita al magico mondo dei Florio. Tutto comincia quando con i saraceni ci arrivò una salsa nata nella Persia preislamica l’agrodolce. Una salsa nata da un concetto filosofico religioso. Nei testi persiani del periodo Sasanide soprattutto, si parla del principio della contrapposizione delle forze del bene e del male e si resta colpiti dalle analogie tra l’antica dottrina persiana e i canoni dell’armonia applicata ai cibi. La ricerca dell’equilibrio tra il sole e la luna, il bianco e il nero, il dolce e l’aspro, l’armonioso agrodolce di aceto e miele. I primi a servirsene in maniera continuativa furono le ciurme imbarcate sulle navi siciliane per insaporire le zuppe e le gallette. Alcuni studiosi sostengono che il nome l’abbiano creato i “Monsù” che li usavano per una conservazione, a breve termine, di lepri, conigli, fagiani, cernie e soprattutto capponi. Sui libri compare per la prima volta in “ Ethymologicum Siculum” stampato a Messina nel 1759: alla voce caponata si legge “piatto fatto di cose varie” Solo più tardi nella felice epoca dei Florio, l’erudito Vincenzo Mortillaro nel suo dizionario siciliano italiano del 1876 precisa: “capunata: sorta di manicaretto ov’entra del pesce, le petrociane (le melanzane), carciofi ed altri condimenti e si mangia per lo più freddo, o tra un piatto e l’altro per tornagusto o dopo i piatti caldi”.
Sono esattamente 36 le ricette codificate delle varie caponate e tutte rigorosamente documentate. Non sappiamo chi fu il primo o la prima ad impiegare le melanzane fritte a tocchetti in quelle salse e in quelle insalate profumate con l’agrodolce. Il suo momento di gloria e rinascita torna improvvisamente nella Sicilia dei Florio assieme al pomodoro finalmente a buon mercato.
Come sempre in Sicilia e anche nel III millennio l’interpretazione è affidata ancora una volta alla fantasia e alla creatività dei siciliani.