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La cucina del recupero, detta anche “del riuso”, rappresenta l’antica tradizione popolare della cucina povera. Tipica della classe sociale dei contadini e di quelle subalterne, era caratterizzata dalla creazione di ricette basate su ingredienti semplici, genuini e rispettosi della stagionalità. La maggior parte dei prodotti utilizzati appartenevano all’orto di casa. Essi, insieme ad altri ingredienti e spezie, riuscivano a trasformare anche il più semplice dei piatti in un concentrato di assoluta bontà. Ne sono un esempio le innumerevoli ricette che, oramai, sono considerate capisaldi della tradizione gastronomica siciliana.

Il pane nella cucina del recupero

Se da una parte questo tipo di cucina contava solo ed esclusivamente sui freschi prodotti di stagione, dall’altra vi era un elemento onnipresente: il pane. Testimonianza più evidente della cucina del recupero, l’origine del suo utilizzo è duplice. Infatti, i contadini ed i ceti sociali meno abbienti pasteggiavano spesso a pane, ma era anche consuetudine, presso le mense dei signori, distribuirne gli avanzi tra i poveri o la servitù.

In ogni caso, una volta avanzato, il pane poteva essere riutilizzato sottoforma di moltissime varianti. Bastava arricchirlo, o farcirlo ed il nuovo piatto era pronto! Infatti, gli avanzi erano considerati una ricchezza infinita, da poter riproporre in qualsiasi momento di necessità.

Un esempio molto curioso sull’utilizzo del pane in cucina riguarda i monaci. Essi erano soliti conservare in un barattolo le briciole che, alla fine dei pasti, rimanevano sulla tavola. Successivamente, dopo una proficua raccolta, le briciole venivano utilizzate per la preparazione di torte, con uova e farina.

Il calderone di rame protagonista di uno stile di vita

Un ulteriore elemento particolarmente significativo della cucina del recupero era il classico calderone di rame. Si trattava di un enorme pentolone, presente in ogni focolare domestico, all’interno del quale cuoceva qualsiasi cosa: zuppe, minestre e granaglie che, insieme al pane, costituivano i piatti della quotidianità. Per molto tempo il calderone è stato oggetto di riferimento della cucina del recupero, il protagonista di una familiarità data dal silenzioso e premuroso lavoro di amorevoli donne.

L’arte della cucina del riuso, dunque, è espressione di uno stile di vita che, lungi dal pretendere ricchi banchetti, era in grado di arrangiarsi e di sfamarsi con poco. I contadini, infatti, utilizzavano solo ed esclusivamente le risorse disponibili della casa e dell’orto, compresi gli avanzi dei giorni precedenti. Per questo motivo, la preparazione richiedeva molta fantasia. Ed è proprio dalla creatività, dall’inventiva e, soprattutto, dalla praticità di menti contadine che sono nate le famose ricette che oggi abbiamo la fortuna di assaporare. Si tratta di ricette popolari, meno curate nell’aspetto ma estremamente gustose. Sono piatti semplici, nati da esigenze più disparate, quali riuscire a far fronte alle ristrettezze economiche, o riciclare gli avanzi. È così che piatti eccezionali sono riconosciuti ancora oggi come tra i migliori della cucina siciliana.

Le ricette di oggi della cucina del recupero

I piatti della cucina popolare sono entrati a far parte della tradizione e del folklore dell’isola. Essi costituiscono ricette come quella degli spaghetti alla carrettiera, i cui unici ingredienti che la compongono sono pasta, pane secco, aglio, olio e sale. L’origine di questo piatto risale ai primi anni del Novecento ed è grazie ai carrettieri che essa si diffonde in tutta l’isola. Infatti, i carrettieri, ovvero coloro che si occupavano del trasporto di merci o di persone, appartenevano ad una delle categorie di lavoratori più indigenti. Per questo motivo, erano soliti mangiare con semplicità. Quindi, è grazie ai carrettieri che, con gli anni, la pasta con aglio, olio e pane secco è diventata una delle ricette tipiche delle osterie siciliane.

E, ancora, la pasta con l’acciuga sotto sale (c’anciova in siciliano) è l’alternativa della classica pasta con le sarde. L’origine di questa ricetta è molto curiosa e risale al periodo dei migranti siciliani che, lasciando la loro amata terra per cercare fortuna nel Nord d’Italia, portavano con sé i tipici prodotti dell’isola. Quest’ultimi venivano preparati sotto forma di conserve e, successivamente, cucinati per ritrovare i classici sapori di casa. Per portare un po’ di Sicilia sempre con loro.