“Un vino degno della mensa di qualsiasi gentiluomo” lo definì l’ammiraglio Nelson e aveva perfettamente ragione!

Quel vino liquoroso caratterizzato dall’intensità e dal calore della nostra terra divenne famoso grazie all’intuizione di un inglese. Andiamo per ordine… Correva l’anno 1773 e sir John Woodhouse, diretto con il suo brigantino a Mazzara del Vallo, fu sorpreso da una tempesta che lo costrinse, suo malgrado, a cercare riparo nel porto di Marsala. Una volta sbarcato, il ricco mercante cercò ristoro in un’osteria. Qui accade l’incontro tra un vino anonimo, ma buono, e un uomo con spiccate capacità imprenditoriali. Un connubio vincente con il senno del poi.

In una modesta osteria, l’inglese sir John ebbe modo di bere il miglior vino locale, quello che i contadini riservavano alle occasioni speciali. Quel nettare degli dei si chiamava “perpetuum” e si lasciava invecchiare per anni in botti di rovere. Nel tempo una parte del vino vecchio veniva sostituito con un vino più giovane. Un’operazione che si ripeteva sempre… sempre… “in perpetuum” appunto! Nel corso degli anni i vini di annate diverse, grazie a questo metodo di invecchiamento, si amalgamavano sapientemente. John Woodhouse lo adorò subito… pochi sorsi per cogliere i profumi e i sapori di quel lembo di terra arso dal sole!

Detto… fatto! Aggiunse al perpetuum un po’ di acquavite, giusto per evitare un’eventuale alterazione durante il viaggio, e ne spedì cinquanta barili a Liverpool con l’intenzione di testarne l’effetto. Il “Marsala Wine”, così lo chiamarono gli inglesi, fu accolto con grande entusiasmo e in pochi giorni tutto il carico di barili fu venduto. Nasceva un eccellente vino siciliano che sarebbe stato apprezzato in tutto il mondo e avrebbe fatto la fortuna dei Woodhouse. Bella storia vero? … Raccontata così il Marsala sarebbe figlio di una serie di circostanze fortunate. Ma ahimè …questa è la versione romanzata! L’ipotesi più aderente alla realtà dei fatti è che Woodhouse conoscesse bene il “perpetuum e l’aggiunta di due galloni di alcool per barile allo scopo di garantire una buona conservazione in realtà fosse una scelta strategica per ottenere un prodotto simile ai fortificati quali, per esempio, il Madera, il Porto e lo Jerez che da oltre cento anni godevano del favore indiscusso dei consumatori inglesi.

Gli inglesi non si stancavano mai di ricercare nuove aree di produzioni e di sperimentare nuove tecniche per soddisfare i differenti gusti dei consumatori d’Oltremanica e il vino marsalese si prestava bene per essere utilizzato come vino da taglio oppure per essere venduto per qualcos’altro in un’epoca in cui i confini tra adulterazioni, falsificazioni, imitazioni e contraffazioni erano quasi inesistenti. L’abile mercante trasformò il vino preesistente in qualcosa di diverso da quello precedente con un risultato finale davvero apprezzabile. Un prodotto che aveva molte affinità con i blasonati vini spagnoli e portoghesi ma non poteva essere commercializzato con il termine “Marsala”. Troppo anonimo per poter competere con i vini più famosi dell’epoca. È quasi certo che almeno per trent’anni il vino di Woodhouse viaggiasse anonimo o sotto falso nome. In Inghilterra era venduto come “Bronte di Madeira” e negli Stati Uniti come “Sicily Madeira”: occorreva, in pratica, un termine di paragone per renderlo riconoscibile e agevolare la vendita nel grande mercato dell’Impero britannico di allora.

Nella prima metà dell’Ottocento il vino marsalese inizia a liberarsi dalle denominazioni che lo accostavano al Madeira e si afferma sul mercato con la denominazione “Marsala” acquistando così una sua propria identità e una sua reputazione che gli consentiranno di raggiungere lo stesso prestigio posseduto da altri vini già affermati a livello internazionale. Il Marsala, considerato un mito dall’enologia italiana, sa essere, anche, uno straordinario vino da meditazione capace di richiamare alla memoria aromi e sapori di altri tempi. Con il giusto stato d’animo, gustatelo a piccoli sorsi e nella giusta misura e questo elisir saprà regalarvi sensazioni molto particolari e ricercate. “Il vino eleva l’anima e i pensieri, e le inquietudini si allontanano dal cuore dell’uomo” scriveva Pindaro un po’ di anni fa. Non ci resta che augurarvi una …buona meditazione!