fbpx

Il Fico d’India

Il Fico d’India è un segno distintivo della vegetazione selvaggia in Sicilia. la pianta con le sue pale sorge dappertutto. coloro che sono venuti nell’isola l’avranno incontrato sicuramente, almeno una volta. La pianta con le sue pale sorge dappertutto.
Si narra che originariamente “U ficudinnia” (ficodindia), fosse velenoso e fu importato in Sicilia dai turchi, al fine di distruggere con esso i popoli cristiani. Forse per miracolo oppure per la diversità di clima, appena esso fu trapiantato in Sicilia vi si acclimò e cominciò a dare frutti sani e dolci.

Storia

Secondo la medicina popolare, bere succo di fichidindia con zucchero fa bene alla tosse, un decotto di fiori disseccati cura le coliche renali. Numerosi sono gli impieghi della pianta, per la cura del tumore della milza, per slogature e lussazioni, per la febbre della malaria.
Si tratta di una pianta di cui non si buttano neanche le cosiddette pale che si danno a mangiare alle vacche e vitelli. E la buccia? Ebbene sì anche quella è commestibile.
I nostri nonni, facevano le bucce a cotoletta, e pure in pastella! Con un coltello si toglievano le spine, poi si facevano bollire e si panavano oppure di intingevano nella farina prima di friggerle.
Nelle Madonie si aveva anche una versione dolce, era una mostarda di succo di fico d’india che si usava tagliare a piccoli rombi conservati fra le foglie di alloro. Era una “cosa dùci” (un dolce) che le nonne preparavano per i nipotini. Oggi si mangia il gelato, la marmellata o si beve il liquore al gusto di fico d’india.
Tecnicamente è una pianta grassa perenne, a portamento arboreo, alta da uno a due metri, che può arrivare anche ai 4-5 metri. Presenta rami rigonfi, carnosi e piatti, i cladodi, comunemente chiamati pale, che hanno dimensioni variabili, sino a 50 cm di larghezza e lunghezza. I fiori, sono grandi e di colore rosso-arancio. Il frutto è una bacca carnosa, ovoidale, rosso-giallastra e dalla polpa dolce, coperta di spine.
In realtà il fico d’india proviene dal Messico. Fu Hernando Cortes che lo scoprì nel 1519 e lo portò in Europa. Ci sono numerose versioni del frutto. I più gustosi e famosi sono quelli scossi  “i scuzzulati” (nda. bastardoni), nati a probabilmente da una lite tra contadini confinanti. A quanto pare nacquero perché per danneggiare un vicino, un contadino recise i fiori delle piante appena nati all’inizio dell’estate affinchè non producessero frutti. In realtà la fruttificazione fu soltanto rimandata. Alle prime piogge vennero fuori frutti più grossi e succosi. Il periodo migliori per gustare questi splendidi frutti è dalla fine dell’estate fino all’autunno inoltrato.
Un frutto speciale sotto ogni aspetto dalla tante proprietà salutari, esotico ma “nostrano”, spinoso all’esterno e dolcissimo all’interno.